sabato 28 aprile 2012

Congelamento momentaneo del blog

Ciao a tutti! Mi prendo una "pausa di riflessione" col blog, perchè da un lato non ho molta voglia di scrivere, dall'altro vorrei parlare di più cose (non solo di Giappone ma anche di altri argomenti che mi interessano) e in maniera migliore, più originale e più approfondita... Boh... ci penso un po' su e intanto metto in pausa il blog ^_^ 

Bye

domenica 25 marzo 2012

Cortili del cuore

 Avendo appena finito di leggere questo manga ho scritto due paroline di recensione ^^

“Racconti del vicinato” è uno splendido affresco di adolescenza e vita quotidiana. Mikako Koda è una ragazza di 16 anni che sogna di diventare una stilista e studia con passione all'istituto d'arte Yazawa. E' talmente stacanovista da essere conosciuta anche come “fanatica dei pomeriggi”, dal momento che rimane a scuola sempre fino a tardi pur di finire i suoi lavori. Migliore amico e dirimpettaio di condominio di Mikako è Tsutomu. Anche lui frequenta l'istituto d'arte Yazawa, anche se, a differenza di lei, non ha ben chiaro che cosa vuole fare realmente da grande e per ora si diletta nel costruire strani ufo, che non sia sa bene a cosa servano.

Naturalmente il manga narra la storia d'amore e il processo di maturazione dei due ragazzi, ma lo fa con un'analisi psicologica e una sensibilità che vanno ben al di là dei soliti clichè e sdolcinatezze che caratterizzano la maggior parte degli shojo e, diciamocelo, danno anche un po' la nausea. Inoltre, Mikako e Tsutomu, sono circondati da tutta una serie di personaggi secondari, che però non rimangono solo un piatto sottofondo, ma hanno il loro spessore, la loro storia, i loro problemi e le loro emozioni; e vengono raccontati benissimo, riuscendo a emozionare tanto quanto i due protagonisti. Un altro pregio di questo racconto è che il finale, nonostante l'eccessivo happy ending che coinvolge praticamente tutti i personaggi, rimane idealmente aperto, proiettando la storia nel futuro con la nuova generazione di “vicini”. Perchè la vita è così: non finisce in un solo individuo o in una sola storia, ma slitta di persona in persona e di generazione in generazione. E in questo senso è davvero da apprezzare anche il passaggio un po' obliquo dai personaggi di Cortili del cuore a quelli di Paradise Kiss.

Non si può poi non fare menzione degli splendidi disegni, talvolta simpaticissimi, talvolta di una delicatezza struggente, ma sempre precisi, freschi e originali. Mi viene da dire che hanno un che di colorato e vivace anche se sono quasi tutti in bianco e nero. Capisco che a molti non piace il fatto che i personaggi siano tutti scheletrici e con i testoni, ma d'altronde questo stile è il marchio distintivo della Yazawa, che la rende una mangaka assolutamente unica e inimitabile (come nel caso dei disegni sproporzionati di Yoichi Takahashi o dei muscoli cubici di Akira Toriyama). Inutile poi parlare di vestiti e pettinature. Tutti diversi, molto cool, a volte davvero strambi, ma sempre curatissimi e dettagliatissimi. Per me questo manga è stata una vera gioia per gli occhi.

venerdì 23 marzo 2012

Hotarubi no mori e, un piccolo gioiello dell'animazione giapponese

Si tratta di un anime davvero dolcissimo; un piccolo gioiellino. Piccolo, perchè è veramente molto breve: solo 45 minuti di durata, sigla finale inclusa. Ma non mi sento proprio di dire che la brevità ne rappresenti un difetto, anzi racchiude perfettamente, come un piccolo scrigno, le emozioni dei due protagonisti, senza sforare nel superfluo.

Hotaru, è una ragazza che tutti gli anni, fin da bambina, va a passare le vacanze estive dal nonno in un piccolo villaggio nell'entroterra, dove circolano strane storie sul fatto che nei boschi attorno dimori un intera comunità di youkai. E addirittura alcuni abitanti sostengono di aver partecipato ad un matsuri estivo organizzato proprio dagli spiriti. Un giorno all'età di 6 anni, la piccola Hotaru si perde all'interno del bosco, finchè troppo stanca per proseguire non scoppia a piangere per la paura e la disperazione. E' allora che appare uno strano ragazzo coi capelli argentei e il volto coperto da una maschera di volpe, che aiuta la bambina a ritrovare la strada per uscire dal bosco. In realtà Gin (quale altro nome poteva avere un ragazzo coi capelli d'argento) è uno youkai, ma la piccola Hotaru non ne è per niente impaurita e decide di tornare il giorno dopo a trovarlo. Da allora, ogni estate ogni giorno i due ragazzi trascorreranno il tempo insieme. Ma lo spirito è tormentato una maledizione: se mai dovesse venire toccato da un essere umano, allora svanirebbe all'istante.

La storia rimane molto semplice. In pratica gli anni passano per entrambi i ragazzi e man mano viene narrato l'evolversi dei loro sentimenti. Hotaru cresce, matura e con l'avvicinarsi all'adolescenza avverte sempre di più il bisogno di stare vicino a Gin e, soprattutto, poterlo toccare. Gin d'altro canto sente la mancanza del calore umano intorno e una forte tristezza per una condizione così delicata. Oltre ai due protagonisti, in questa brevissima fiaba non incontriamo molti pesonaggi: giusto qualche youkai vicino a Gin, il nonno e i genitori di Hotaru e un compagno di classe della ragazza. Sono tutte figure che rimangono in secondo piano, ma si rivelano comunque importanti per i protagonisti, standogli vicino e mostrandogli il loro affetto, anche se magari solo con un piccolo gesto.

L'atmosfera e i ritmi sono molto placidi e tranquilli, ben rappresentati dai disegni, semplici ma ben fatti, e, in particolare, i delicatissimi sfondi, che deliziano con la bellezza della campagna giapponese tanto da sentirla quasi per davvero sulla pelle, con la brezza leggera tra le fronde degli alberi, il frinire delle cicale, il camminare lungo interminabili scalinate di pietra o tra le bancarelle di un vero matsuri. Azzeccatisima anche la colonna sonora, anche se non mi piace molto la sigla finale, veramente troppo lenta. E per quanto riguarda il doppiaggio, davvero un'ottima prova ad opera dei giovanissimi Kouki Uchiyama e Ayane Sakura.

Tratto dall'omonimo manga di Yuki Midorikawa, autrice famosa per Natsume Yujinchou, consiglio questo piccolo movie davvero a tutti. Nella sua brevità e semplicità è completo, delizioso e struggente, ma anche leggero e spensierato.

martedì 27 dicembre 2011

Akihabara



Conosciuta anche come Akihabara Electric Town, è una zona di Tokyo famosa soprattutto per la fortissima concentrazione di negozi di articoli di elettronica, nuovi e usati, nonchè una vera mecca per tutti gli amanti di manga, anime, videogiochi e tutto ciò che ci gira intorno, come modellini, cosplay... Numerosi sono anche i locali a tema, come i maid-cafe. Akihabara si può addirittura considerare la più grande area di vendita dedicata a questo genere di prodotti e probabilmente vi si trova davvero di tutto e ad ogni prezzo; anche se, per fare gli affari migliori si consiglia di allontanarsi un po' dall'omonima stazione, dove invece generalmente tendono a concentrarsi i turisti, per visitare i grossi centri commerciali.
La zona conosciuta dalla maggior parte delle persone come Akihabara, forse anche per il fatto che contiene l'omonima stazione, è in realtà una parte del quartiere di Chiyoda-ku il cui vero nome è Soto-Kanda. Esiste poi effettivamente una zona vicina che si chiama ufficialmente Akihabara e si trova nel quartiere di Taito-ku.
Letteralmente Akihabara vuol dire "campo delle foglie autunnali". Questo nome si deve al fatto che prima della seconda guerra mondiale, un grande incendio distrusse quasi completamente questa zona, abitata anche allora da una comunità molto affollata e animata. Si decise quindi di lasciare il distretto completamente ripulito e disabitato, in modo da evitare altri incendi così vicino al Palazzo Imperiale. La zona così rimase talmente spoglia che per terra vi si potevano vedere solo le foglie autunnali. Dopo la seconda guerra mondiale, quando era da ricostruire praticamente tutta Tokyo per via dei bombardamenti, iniziò il progressivo sviluppo di Akihabara, che veniva dipinta come "la città del futuro".
Akihabara è anche tristemente famosa per l'omonimo massacro avvenuto l'8 giugno 2008. In pieno giorno, un uomo alla guida di un furgoncino si è buttato in mezzo alla folla travolgendo alcuni passanti. Dopo di che, non contento, è sceso dal mezzo e si è messo ad accoltellare chiunque gli capitasse a tiro, col triste risultato di 7 morti e 18 feriti.


lunedì 28 novembre 2011

Kyudo - Tiro con l'arco giapponese

Il Giappone è famoso anche per le arti marziali, che si classificano in tre principali tipi di combattimento: il kenjutsu (basato sull'utilizzo della spada), il jujutsu (combattimento a mani nude) e il kyujutsu (ossia il tiro con l'arco), che poi, nel periodo Meiji hanno assunto il suffisso "-do" ("la via"), per dare maggiore enfasi all'aspetto spirituale delle discipline. Il kyudo ("la via dell'arco") giapponese fondamentalmente segue i princìpi spirituali del buddismo Zen (anche se poi non tutte le scuole includono davvero questa componente religioso-spirituale).
L’ arco (yumi) del kyudo si differenzia molto da quelli che siamo abituati a vedere in occidente: è eccezionalmente lungo e accentuatamente asimmetrico. Infatti l'impugnatura non è posta al centro dell'arco ma rimane più in basso, a circa un terzo della lunghezza. Questa particolare forma ne rende possibile l’utilizzo anche a cavallo o quando l’arciere è seduto o in ginocchio, posizione tipica del tiro in battaglia. Lo yumi tradizionale è costituito da circa sette strati di bambù incollati, che vengono poi modellati a seconda delle esigenze dell'arciere. La lunghezza dell’arco, in particolare, varia in funzione dell’altezza del tiratore e, in generale, va dai due metri e venti ai due e quaranta. Ma è in uso anche acquistare archi di bambù “non finiti”, ossia solo incollati. Questi archi, detti fujibanashi, vengono poi modellati dallo stesso arciere, in base alle specifiche esigenze di tiro. Anche le frecce (ya) tradizionali sono di bambù, con le alette direzionali costituite da penne naturali, meglio se di grandi rapaci, che oltre a impreziosire l'arma, sono migliori per resistenza e morbidezza. L'abbigliamento da tiro è costituito da hakama (gonna-pantalone), obi (cintura), keikogi (casacca) e kake (guanto a tre dita). Il bersaglio invece è detto mato.
Tradizionalmente il programma d’addestramento degli arcieri era basato sui ripetuti tentativi di colpire bersagli fissi o mobili stando in piedi o a cavallo. L'addestramento a cavallo, naturalmente, era più aristocratico, e richiedeva una gran coordinazione, per controllare un cavallo al galoppo e simultaneamente scagliare una freccia dopo l'altra contro una serie di bersagli diversi, fissi o in movimento.
Oggi molte scuole superiori e università giapponesi hanno i loro club di kyudo, in cui gli studenti si riuniscono dopo le lezioni regolari, per praticare questa disciplina. Recentemente anche nelle scuole medie hanno iniziato a formarsi i club di tiro con l'arco, ma generalmente la cultura giapponese tende ad evitarne l'insegnamento prima dei 15-16 anni.

martedì 22 novembre 2011

Bonsai

"Un albero che è lasciato crescere nelle sue condizioni naturali rimane una cosa rozza. E' solo quando viene tenuto vicino all'essere umano, che lo modella con cura amorevole, che la sua forma è il suo stile diventano tali da riuscire a smuovere l'animo."  
Utsubo Monogatari




Ultimanente ho iniziato a lavorare nel week end in un vivaio specializzato in bonsai, perciò mi è sembrata una buona idea dire qualcosina su quest'arte giapponese. Il termine "bonsai" è costituito dai kanji 盆 bon, che significa ciotola o vassoio e 栽 sai, ossia coltivare. Questa forma d'arte consiste, infatti, nel far crescere miniature di alberi in vaso tramite tutta una serie di tecniche e cure che permettono di far ottenere alla pianta forme e proporzioni volute, spesso stabilite da rigidi canoni, pur rispettando completamente l'equilibrio vegetativo e funzionale delle varie specie e riproducendo in tutto e per tutto un vero scenario naturale.
La tecnica di coltivare miniature di alberi è nata in Cina dove è chiamata penjing. Dalla lì forme d'arte simili si sono diffuse in un po' tutto l'Estremo Oriente (per esempio molto affascinanti sono i mini paesaggi hòn non bô vietnamiti), così come in Giappone, dove i primi penjing sono arrivati intorno al VI secolo, tramite alcuni ambasciatori imperiali e studenti buddisti che li portavano a casa come souvenir. Da allora l'arte bonsai è andata perfezionandosi nei secoli acquisendo un rigido codice estetico.
In genere si pensa che i bonsai nei vasi soffrano, impressione dovuta anche alle forme spesso contorte o alle parti di legno secco aggiunte appositamente per dare un aspetto vetusto alla pianta. Ma in realtà non è affato così: infatti se un bonsai soffrisse davvero non arriverebbe nemmeno a fiorire o fruttificare. Anzi, questi piccoli alberi ricevono cure di un tale livello che le piante in natura manco si potrebbero sognare!
In ogni caso, oltre ad essere un hobbie molto carino, coltivere un bonsai diventa un bel modo per mantenere un certo contatto diretto con la natura anche in città e consente ugualmente di apprezzare tutti i vari mutamenti naturali legati allo scorrere delle stagioni.
Poi, come in ogni settore artistico, anche tra i bonsai esistono veri e propri capolavori dal valore inestimabile e spesso plurisecolari. Inoltre, a differenza delle altre forme artistiche, queste opere sono in continua evoluzione e, nel caso di bonsai molto famosi, sulla stessa pianta, nel corso del tempo intervengono diversi maestri e collezionisti, aumentandone ulteriormente il valore.


venerdì 11 novembre 2011

Hiromi Uehara

Da brava otaku la prima cosa che ho pensato vedendo questa musicista è stato "Nodame!!" (anche se poi non centra niente ^^'). Hiromi Uehara è una geniale pianista e compositrice jazz, caratterizzata da uno stile appassionato e molto scenografico, in cui, oltre a pigiare i tasti sullo strumento (che, per inciso, fa con una maestria a dir poco stupefacente), impersonifica letteralmente la musica tramite i movimenti del corpo e le espressioni facciali. Di sicuro si tratta di una di quei musicisti che, per quanto possano essere belli i suoi dischi, il meglio di se lo dà dal vivo e i suoi concerti diventano un'esperienza a 360°, un autentico concentrato di emozioni. Dire poi che la sua tastiera sembra rovente non è per niente un'esagerazione. Infatti a volte fa certi sobbalzi sullo sgabello da dare davvero l'idea di essersi appena scottata!

Ma ora parliamo un po' meglio di lei. Nata nel 1979, Hiromi Uehara, per i fan semplicemente Hiromi, inizia a suonare all'età di 6 anni e a 7 entra a studiare alla prestigiosa Yamaha School of Music, distinguendosi subito per talento e velocità di apprendimento. A 12 anni inizia già ad esibirsi in pubblico con orchestre di prestigio; anche se il debutto ufficiale vero e proprio avviene nel 2003 e da allora Hiromi continua a girare il mondo e a partecipare ai più importanti Jazz Festival. Spesso viene anche in Italia: infatti, il 30 ottobre si è esibita al Teatro Zancanaro a Sacile (PN), mentre lo scorso 29 luglio è stata al Fano Jazz By The Sea a Fano (PU).
La sua musica è una straordinaria fusione di jazz, rock progressivo, classica, elettronica e sonorità orientali. Lei stessa a questo proposito dice "Non voglio dare un nome alla mia musica. Gli altri possono pure farlo. E' solo la fusione di ciò che ho ascoltato e di ciò che ho imparato."
Rimane comunque il fatto che il suo stile inconfondibile rende Hiromi Uehara una delle maggiori promesse del panorama jazz mondiale.